La lettera della Segreteria di Stato della Santa Sede del 27 aprile 2004

 

I membri del Governo e i Diplomatici non aderiscano ad Ordini

 

 equestri che non sono riconosciuti dalla Santa Sede

 

Nonostante il comunicato riguardante gli Ordini ufficialmente riconosciuti dalla Santa Sede apparso su L’Osservatore Romano del 4 luglio 20021, la Segreteria di Stato ha continuato a ricevere lettere da Ambasciate, richiedenti conferma della validità di Ordini equestri che si richiamano ad istituzioni del passato, e la stampa ha dato ampia pubblicità all’accettazione da parte di importanti autorità ecclesiastiche di onorificenze provenienti da Ordini non riconosciuti dalla Santa Sede. Ciò ha fatto aumentare da parte di queste organizzazioni le richieste per ottenere il riconoscimento di tali Ordini.

Così il 27 aprile 2004 la Segreteria di Stato - Prima Sezione - affari generali ha dovuto inviare a tutte le Missioni Diplomatiche accreditate presso la Santa Sede, con comunicazione n. 555.477, la seguente lettera: "La Segreteria di Stato presenta i suoi complimenti alle Missioni diplomatiche presso la Santa Sede ed ha l’onore di informarle di quanto segue, in risposta alla domanda di alcune Ambasciate riguardo alle tradizioni da osservarsi a proposito dell’uso e dell’accettazione di decorazioni. È costume che durante le cerimonie ufficiali, i Diplomatici accreditati sfoggino, oltre alle decorazioni ufficiali e agli Ordini nazionali, le insegne di Ordini equestri riconosciuti dalla Santa Sede, che, come si sa sono solamente in numero di due: il Sovrano Militare Ordine di Malta e l’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

La pratica vuole che i Diplomatici accreditati si astengano dall’aderire a degli Ordini equestri che non sono legati alla Santa Sede, anche se essi sono dedicati a dei santi o hanno dei titoli religiosi. Secondo la medesima tradizione, le alte personalità membri del Governo, durante la loro presenza a Roma per delle Udienze pontificie, non accetteranno distinzioni onorifiche di Ordini che non sono riconosciuti dalla Santa Sede. La Segreteria coglie questa occasione per rinnovare alle Missioni diplomatiche presso la Santa Sede l’assicurazione della sua alta considerazione".

Rispetto alla precisazione del 4 luglio 2002 qui troviamo in aggiunta un chiaro ed esplicito invito ad astenersi dall’accettare Ordini non riconosciuti dalla Santa Sede rivolto ai membri del governo in visita al Santo Padre ed ai diplomatici, ponendo allo stesso livello sia quegli Ordini che in qualche modo si sono detti successori di Ordini appartenenti al patrimonio storico-araldico di Stati non più esistenti o sono oggi considerati dagli studiosi come Ordini dinastici appartenenti al patrimonio storico di dinastie non più sul trono, sia quegli "Ordini" che provengono da organizzazioni truffaldine.

La lettera esprime con chiarezza e ribadisce il pensiero della Santa Sede sulla materia, non facendo altro che attualizzare quanto già espresso su L’Osservatore Romano dal 15-16 aprile 1935 in poi.

In Italia invece la Legge 3 marzo 1951, n. 178 all’articolo 7 impedisce solo di accettare onorificenze non autorizzabili e di recente sono state individuate le onorificenze degli "Ordini non nazionali" meritorie di autorizzazione2.

Gli eventi imporrebbero forse ai rappresentanti di quelle istituzioni con degno passato di accettare definitivamente il pensiero della Santa Sede in materia, cercando di darsi una nuova veste più consona ai tempi: se desiderano salvare la tradizione, rispettare la storia e svolgere ancora in altro modo la propria attività (che sebbene non consenta loro di venir considerati veri Ordini equestri, e godere così di un rapporto preferenziale, può tuttavia permettergli di perpetrare gli scopi per i quali sono stati originariamente istituiti) si considerino oggi come Associazioni private di fedeli, e quindi chiedano il riconoscimento dal competente Ordinario diocesano, che sicuramente concederà un assistente spirituale.

La Commissione Internazionale permanente per lo Studio degli Ordini Cavallereschi con lungimiranza da tempo vede in altra ottica queste istituzioni e, mostrandosi sensibile al problema, ha allo studio la riforma dei principi di Edinburgo, già dall’inizio non completamente corretti, ma oggi divenuti ormai obsoleti e non più legati alla realtà dei tempi. Tutto questo al solo scopo di trovare una giusta e seria collocazione a queste benemerite istituzioni che oggi, non essendo tutelate dalla Santa Sede, hanno assunto carattere meramente privato, ma tanta importanza hanno rivestito nel loro glorioso passato.

1 Pier Felice degli Uberti, Precisazione sugli Ordini Cavallereschi riconosciuti dalla Santa Sede, in Il Mondo del Cavaliere, n° 7, luglio-settembre 2002, pp. 67-68.

2 Alberto Lembo, Gli Ordini "non nazionali" nell’Ordinamento Italiano, in Il Mondo del Cavaliere, n. 13, gennaio-marzo 2004, pp. 11-25.

indietro