Un gran maestro sull’altare: Carlo I d’Austria

che aveva capito che l’ideale di un sovrano era amare e soffrire

fino a dare la propria vita per i popoli che Dio gli aveva affidato

 

Che venga elevato alla gloria degli altari un imperatore, è una notizia che suscita un certo effetto e potrebbe addirittura sembrare inconsueta a coloro che sono abituati a ritenere che chi possiede nella vita terrena onori, ricchezza e potere non può trovare anche il tempo per rivolgere il suo pensiero a Dio. Sono numerosi, invece, i santi che appartennero a famiglie regnanti, come Santo Stefano d’Ungheria, Sant’Agnese di Praga, Sant’Elisabetta d’Ungheria, Sant’Enrico II imperatore, Santa Brigida di Svezia, San Luigi IX re di Francia, San Ferdinando re del Portogallo ecc.

Qualcuno potrebbe anche obiettare che Carlo I d’Austria era un uomo di un’epoca assai lontana, ma sovrani, governanti e uomini politici sugli altari ce ne sono sempre stati e ce ne potranno essere anche nel nostro tempo, tant’è vero che presso la Congregazione per le cause dei santi sono in corso processi di beatificazione che riguardano, per esempio, Baldovino del Belgio, Alcide De Gasperi, Robert Schumann, statista francese considerato tra i "padri" dell’Europa unita, Konrad Adenauer, cancelliere della Germania Federale, Giorgio La Pira, sindaco di Firenze e deputato al Parlamento italiano, solo per citare qualche nome. In questa nostra epoca dove assistiamo a continue trasformazioni sociali e culturali, e dove ancora si combatte quotidianamente in qualche parte del mondo una guerra, il pontefice Giovanni Paolo II ci propone, con la beatificazione di Carlo I d’Austria1 , un ideale che solo ad un occhio superficiale potrebbe apparire fuori dal tempo: un gran maestro di ordini cavallereschi2 , l’unico capo e sovrano dell’Ordine del Toson d’Oro salito sull’altare, un sovrano di un Impero ed un Regno che non esiste più, ma anche e soprattutto un maestro di vita. Difatti l’amore per l’Eucarestia ed il desiderio costante di compiere la volontà di Dio come sposo, padre di famiglia e sovrano hanno sempre ispirato ed orientato la vita di questo beato, la cui biografia (che troviamo ben sintetizzata sul libretto di beatificazione3 ) merita qui un approfondimento. Certamente milioni e milioni di persone nel mondo conoscono la storia dell’imperatore Francesco Giuseppe e di sua moglie, l’imperatrice Sissi, per averla vista al cinema o alla televisione nei quattro film che hanno avuto come straordinaria interprete Romy Schneider. Una storia romanzata, naturalmente, ma così ricca di fascino per le scenografie e la ricostruzione del periodo storico e delle personalità dei protagonisti che, benché girati a metà degli Anni Cinquanta, quei film continuano ad essere mandati in onda nelle varie TV e circolano persino in DVD con un indice di gradimento sempre assai elevato. Pochissimi invece conoscono la storia della coppia imperiale che succedette a Francesco Giuseppe, e cioè Carlo I d’Asburgo e l’imperatrice Zita; eppure, Carlo e Zita, che al momento dell’ascesa al trono, il 21 novembre 1916, avevano rispettivamente 29 e 24 anni ed erano sposati da cinque, vissero nella vita reale proprio come Francesco Giuseppe e Sissi appaiono fare nella finzione filmica, in quanto la loro storia d’amore era connotata da tutte quelle belle caratteristiche narrate nel film: Carlo e Zita erano giovani, belli, innamoratissimi, fedelissimi l’uno all’altro, e la loro unione, così pervasa da un profondo romanticismo, non può suscitare in chi la conosce se non sentimenti di tenerezza. Purtroppo fu una storia brevissima e con un finale tragico. Salirono al trono nel 1916, in piena guerra mondiale, e dopo appena due anni, alla fine della guerra, furono costretti all’esilio. Vissero altri quattro anni insieme, sempre inseparabili e felici nonostante la povertà e le ristrettezze economiche che rasentarono l’indigenza, finché Carlo, ammalatosi di broncopolmonite, morì a soli 34 anni. Carlo ricevette la normale educazione che gli Asburgo riservavano ai loro rampolli: l’apprendimento delle varie lingue parlate nell’Impero, corsi ginnasiali e liceali presso l’abbazia benedettina degli "Schotten" a Vienna, e poi studi universitari a indirizzo giuridico a Praga. Ma fin da ragazzo mostrò una particolare predilezione ed un profondo e sentito interesse per i valori religiosi, anche in ambienti non certo favorevoli a tali valori. A 16 anni Carlo entrò nell’esercito e vi rimase fino alla fine della guerra, quando dovette andare in esilio. Amava la vita militare e tra i soldati si trovava perfettamente a suo agio, ma era così buono e disponibile verso i suoi commilitoni, da non far mai pesare loro il suo rango, bensì cercando in ogni modo di farsi sentire uno di loro. La vita militare era dura, e talvolta crudele e rude, ma come accade a tutti coloro che aspirano alla perfezione, Carlo riusciva magicamente a trasformare gli ambienti e le persone con i quali veniva in contatto. I suoi interventi a favore dei commilitoni erano esempi che conquistavano i soldati. Subito dopo le nozze, prestava servizio militare a Vienna ed alla vigilia di Natale venne a sapere che un camerata desiderava tanto poter andare a casa a festeggiare con la famiglia, ma essendo ufficiale di picchetto non poteva muoversi; così Carlo prese il suo posto, permettendogli di correre a casa. Durante la guerra era generale comandante di corpo d’armata. Il suo posto preferito era la prima linea da dove né i pezzi d’artiglieria che gli piovevano accanto, né i bombardamenti aerei nemici lo fecero mai indietreggiare. Era temprato ad ogni fatica e dormiva su un ruvido letto da campo insieme alla truppa. Pur essendo successore al trono imperiale, non voleva trattamenti particolari di favore e niente di speciale per sé. Quando c’erano dei feriti, si inginocchiava accanto a loro per medicarli, e se qualcuno gli moriva tra le braccia, piangeva senza vergognarsene. Una volta, per salvare la vita di un soldato ferito, si tuffò nelle acque gelide dell’Isonzo in piena rischiando egli stesso di venire travolto. Divenuto imperatore, continuò a comportarsi come aveva sempre fatto, visitando le truppe al fronte, sfidando i bombardamenti nemici, fermandosi a parlare con i soldati, inginocchiandosi accanto ai feriti. Ma pur essendo un soldato, non era affatto un sostenitore della guerra. Come soldato assolveva al suo dovere di soldato, ma una volta salito sul trono, fece di tutto per raggiungere la pace. Non era stato lui a iniziare la guerra, però si impegnò con tutte le sue forze per cercare di fermarla. Su questo non ci sono dubbi e sono innumerevoli le testimonianze che lo documentano. Ricordiamo solo cosa disse in uno dei suoi primi discorsi da imperatore: "Grandi compiti stanno davanti a noi. Il compito principale, che deve aver presente colui che è responsabile delle sorti della monarchia è di avviare il più presto possibile una buona pace". Per raggiungere questo scopo, mise subito in atto varie iniziative che da molti vennero ingiustamente giudicate temerarie. Esonerò l’arciduca Federico dalla sua carica di comandante in capo dell’esercito perché riteneva che non fosse un uomo di pace; trasferì la sede del comando supremo da Teschen a Baden presso Vienna, per poter essere sempre presente alle riunioni; allontanò i fanatici della guerra dai vertici del comando, destituendone alcuni; rifiutò il ricorso ai sottomarini per colpire le città nemiche che si affacciavano sull’Adriatico, ed in primo luogo Venezia, perché riteneva che la popolazione civile fosse assolutamente intoccabile. Per realizzare queste sue iniziative, si urtò con gli alleati che lo accusarono di essere un debole e un vile, tanto da giudicare i suoi tentativi di fermare la guerra come "un tradimento nei confronti dell’alleato tedesco". Durante la guerra, non si preoccupò solo dei soldati, ma anche dell’intera popolazione. In tutto l’Impero erano drammatiche le difficoltà di approvvigionamento di generi di prima necessità, di vettovaglie e perfino del carbone per riscaldarsi, ma come tutti i cittadini dovettero affrontare la dura realtà dell’economia di guerra, così anche l’imperatore visse con la sua famiglia adottando le razioni di cibo stabilite per la popolazione. Organizzò cucine di guerra per dar da mangiare a chi non ne aveva. Impiegò i cavalli di corte per rifornire di carbone i viennesi. Si batté contro l’usura e la corruzione, e distribuì regali ed elargizioni superiori a quanto gli consentisse la sua posizione economica. Al Comando supremo a Baden rifiutava il pane bianco che gli veniva dato sotto gli occhi stupiti degli ufficiali per mangiare lo stesso pane di guerra nero che mangiavano tutti i combattenti. In piena prima guerra mondiale, fu l’unico sovrano che fece di tutto per convincere gli altri Capi di Stato a firmare la pace senza condizioni, perché il suo vero sogno era il raggiungimento di una pace mondiale. Desiderava superare i nazionalismi per costituire una Grande Comunità Europea fondata sulla cooperazione, sul rispetto delle minoranze, delle autonomie, delle culture, e delle singole persone (lo stesso sogno politico trasfuso nel figlio Otto e nei nipoti Carlo e Walburga), consapevole che ogni persona è unica, irripetibile, con un progetto da realizzare che solo Dio conosce. Ma nessuno dei Capi di Stato dell’epoca lo comprese e ritennero le sue teorie "utopiche", cercando di isolarlo. Lo calunniarono, lo tradirono, costringendolo all’esilio dopo solo due anni di regno. Se invece lo avessero ascoltato allora, l’Europa unita sarebbe nata molto prima, avrebbe avuto una Carta costituzionale più giusta e certamente non avrebbe patito gli orrori della terribile seconda guerra mondiale. Le deposizioni giurate dell’imperatrice Zita, una delle principali testimoni nel processo canonico di beatificazione, sono state basilari e preziose per conoscere in profondità la vita interiore di Carlo. L’imperatrice raccontò che solo a poco a poco si rese conto della bontà e della fede dell’uomo che aveva sposato, e riferendosi ai primi tempi della loro conoscenza, disse: "Già allora mi pareva un cattolico veramente buono, ma non potevo completamente capire quanto grande e profonda fosse la sua bontà e la sua fede. Sotto l’influsso della santa Comunione dapprima frequente, poi quotidiana, si svilupparono le virtù, che erano nel suo carattere e gli erano concesse dalla grazia di Dio. Questo crescere era così poco appariscente e così naturale, che mi riusciva difficile percepirlo. Non vi era nulla a metà in lui. La mancanza d’ogni presunzione, la sua refrigerante naturalezza e semplicità, si approfondivano in sempre maggiore umiltà. La sua affettuosità di cuore ed il suo desiderio di far felice tutta la gente ricevevano sempre più una impronta paterna ed una profonda, consapevole prontezza al sacrificio. La sua fortezza ed il suo senso del dovere divennero totale dedizione al dovere datogli da Dio". Le caratteristiche specifiche della spiritualità di questo imperatore, furono quelle tipiche di ogni santo: la fede fervente, la speranza incessante, la carità, l’ amore infinito per i poveri, per i meno fortunati, e anche per i suoi nemici, l’umiltà, la pietà, la modestia; la coscienza di essere un figlio di Dio, che vive in mezzo agli altri uomini, tutti egualmente figli di Dio; la grande venerazione per l’Eucaristia e la forte filiale devozione alla Madonna. Come ha dimostrato il processo di beatificazione, che è stato lungo e laborioso, egli esercitò sempre le virtù cristiane, e in forma eroica e in particolare modo durante gli anni dell’esilio. Carlo sopportò sempre senza mai lamentarsi tutte le sofferenze, le umiliazioni più cocenti, i disinganni, le mortificazioni cui fu sottoposto. Il capo di una dinastia tanto prestigiosa e gloriosa come la Casa d’Asburgo, che aveva contribuito a scrivere la storia d’Europa, venne trattato e perseguitato in modo disumano dalle potenze avversarie. Eppure, dalla sua bocca non uscì mai la minima parola di biasimo verso i suoi nemici.

Da capo di un Impero si trovò nell’esilio abbandonato da tutti, senza possedere più niente (gli erano stati rubati anche i gioielli di famiglia che pensava di vendere per dare da mangiare ai suoi figli), costretto a patire la fame. Ma tutto questo lo visse in serenità e pazienza. Si stabilì dapprima in Svizzera a alla fine a Funchal, nell’isola portoghese di Madeira. Nel corso della sua ultima notte su questa terra, alla moglie che lo assisteva piangente, fece questa bellissima confidenza che sintetizza la sua vita e anche la sua santità: "Tutta la mia aspirazione è sempre stata quella di conoscere il più chiaramente possibile, in ogni cosa, la volontà di Dio, e di eseguirla nella maniera più perfetta".

Anatole France, premio Nobel per la Letteratura nel 1921, scrisse di lui: "L’imperatore Carlo è l’unico uomo decente, emerso durante la guerra, ad un posto direttivo; ma non lo si ascoltò. Egli ha desiderato sinceramente la pace, e perciò viene disprezzato da tutto il mondo. Si è trascurata una splendida occasione".

Finalmente a 82 anni dalla morte, la Chiesa gli ha reso giustizia e lo ha elevato alla gloria degli altari, indicandolo al popolo di Dio come esempio di vero cristiano. Poco conta che sul piano prettamente politico per alcuni storici resti una figura discussa; Carlo fu senza dubbio un grande uomo di governo che operò per la pace, nel desiderio sempre di fare lo volontà di Dio, tanto che l’unica volta che fu visto adirarsi fu quando scoprì che nella battaglia di Caporetto, in cui morirono undicimila soldati italiani, i suoi generali avevano impiegato contro le nostre truppe un’arma di sterminio come i gas asfissianti.

Proprio in considerazione di tutto quanto ho scritto devo confessare che sono stato particolarmente felice ed onorato che nel 2003, quando venne inaugurata la sezione dei bersaglieri di Casale Monferrato dedicata ad un caro eroe della mia famiglia, ho potuto invitare l’arciduchessa Monica, attuale duchessa di Maqueda e nipote del Beato a tagliare il nastro, in segno di quella stessa pace e fratellanza tra i popoli tanto voluta da Carlo, che sola potrà costruire una solida Europa unita e - perché no? - nel pieno rispetto delle sue radici Cristiane.

1 Imperatore d’Austria, re apostolico di Ungheria, re di Boemia, di Dalmazia, di Croazia, di Slavonia, di Galizia, Lodomeria e Illiria, re di Gerusalemme ecc., arciduca d’Austria, granduca di Toscana e di Cracovia, duca di Lorena, di Salisburgo, di Stiria, di Carinzia, di Carniola e di Bucovina, gran principe di Transilvania, margravio di Moravia, duca della Alta Slesia, della Bassa Slesia, di Modena, di Parma, di Piacenza e Guastalla, di Auschwitz e Zator, di Teschen, Friuli, Ragusa e Zara, conte principesco di Asburgo, del Tirolo, di Kiburgo, Gorizia e Gradisca, principe di Trento e Bressanone, margravio dell’Alta e Bassa Lusazia e d’Istria, conte di Hohenems, Feldkirch, Bregenza, Sonnenberg ecc., signore di Trieste, di Cattaro e della Marca dei Vendi, gran voidova del voidova di Serbia ecc.

 2 Capo e sovrano dell’Ordine del Toson d’Oro, gran maestro degli Ordini di Santo Stefano d’Ungheria, di Maria Teresa, del Merito Militare, di Elisabetta Teresa, della Corona di Ferro, di Leopoldo, di Francesco Giuseppe, di Elisabetta (per dame), sovrano della Croce Stellata e gran protettore dell’Ordine Teutonico.

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