Una nuova vitalità per gli Ordini legati al patrimonio premiale
delle Dinastie Italiane nel XXI secolo
Esaminando il
fenomeno connesso agli Ordini legati al patrimonio premiale delle Dinastie degli
Stati Preunitari italiani dobbiamo notare che il modo di approccio è
radicalmente cambiato dal tempo in cui sull’Almanach de Gotha veniva inserita la
nota che spiegava che non erano più conferiti, oppure ancora da quando alla fine
degli anni ’30 del secolo scorso si trovavano espressamente definiti come
“Ordini decaduti (1),” e mi riferisco qui agli Ordini del Regno delle Due
Sicilie, del Granducato di Toscana, del Ducato di Parma, del Ducato di Modena,
del Ducato di Lucca. È indiscutibile che ad eccezione del Sacro Militare Ordine
Costantiniano di San Giorgio che è sempre stato concesso da tutti i Capi della
Casa e Famiglia delle Due Sicilie, le altre Dinastie preunitarie (2) hanno
sospeso dopo la morte dell’ultimo sovrano regnante le concessioni dei loro
Ordini. Inoltre non dobbiamo dimenticare anche gli Ordini del patrimonio
premiale della Real Casa d’Italia. Ma non è qui la sede per trattare
storicamente, giuridicamente e politicamente cosa si possa intendere ancora oggi
per Ordine Dinastico, e a questo proposito ricordo che non è stato adeguatamente
studiato l’aspetto sociale e politico legato alla nascita dell’Ordine - se esso
fu una Religione, o venne istituito quando la figura del sovrano si identificava
e sovrapponeva con il territorio dello Stato, oppure sorse quando vi era
distinzione fra sovrano e Stato - perchè è ovvio che non si può mettere tutto
allo stesso livello. Non dobbiamo neppure dimenticare che vari autori
considerano gli Ordini Preunitari patrimonio premiale dei regimi successori di
quegli Stati come lo fu il Regno d’Italia e poi la Repubblica Italiana.
Ribadisco che per la Real Casa delle Due Sicilie si mantenne sempre una
continuità nelle concessioni, mentre fu solo dagli anni ’70 del secolo passato
che si assistette ad una rinascita della “devozione” verso i discendenti dei
sovrani preunitari da parte anche di persone non sempre legate o discendenti da
famiglie dei territori di quegli Stati; e furono proprio i discendenti della
Casa Granducale di Toscana a ridare nuova vita ai loro Ordini, seguiti negli
anni ’90 dalla Casa Granducale di Parma. Oggi nella Repubblica Italiana gran
parte di questi Ordini, ad eccezione di quelli concessi dalla Real Casa
d’Italia, sono autorizzabili all’uso in base alla Legge 3 marzo 1951, n. 178.
In questi ultimi anni assistiamo allo sviluppo di una grande vitalità da parte
di queste Istituzioni che oltre ad ampliare le ammissioni con numerose
ricezioni, organizzano svariate cerimonie in differenti parti d’Italia e
all’estero con lo scopo di portare avanti la tradizione legata alla loro storia,
e con la novità in molti casi di realizzare eminenti scopi filantropici a favore
di chi soffre, offrendo consistenti aiuti umanitari.
Sebbene negli abiti spesso ripropongano con alcune variazioni le divise del
passato, tuttavia nella realtà al di fuori di quella esteriore apparenza, non
sono più nell’essenza quello che furono al tempo dei loro fondatori.
Oggi le persone che vi accedono sono socialmente differenti dagli originari
cavalieri del passato, particolarmente in quegli Ordini dove venivano richieste
- in una realtà completamente diversa dall’attuale - prove nobiliari di
ammissione (che oggi non hanno più ragione di esistere vista la massificazione
culturale che in pochissime generazioni renderà tutti molto simili). Sebbene gli
interessati siano oggi poche migliaia di persone, in gran parte appartenenti
alle Forze Armate, si constata che molti cercano di far parte di questi Ordini
perchè ritengono di ottenere ai propri occhi una promozione, come se fosse
possibile con l’ammissione raggiungere un traguardo sociale, mentre nella realtà
aderirvi significa solo seguire certe tradizioni storiche e trovare un modo per
fare del bene. Mi sono imbattuto spesso in persone che sbandieravano una
ammissione con prove nobiliari che secondo loro faceva “riconoscere” uno stato
nobile, oggi in realtà completamente vuoto e per di più carente del pubblico
riconoscimento, in quanto ai nostri giorni queste Istituzioni rivestono
solamente un interesse di carattere privato.
Ritengo che per vivere col tempo presente e magari incidere maggiormente sulla
nostra Società sia necessario applicare sostanziali modifiche che portino questi
Ordini a un maggiore contatto con altre organizzazioni più recenti, che
condividono praticamente gli stessi scopi, ma vivono una realtà quotidiana più
visibile ai mezzi di comunicazione, e che li potrebbero far conoscere a vari
strati sociali, arricchendoli di prestigio e permettendo loro di avere una voce
che conti per il lavoro che svolgono, per rappresentare non solo il relitto di
un tempo che non esiste più, ma piuttosto la realizzazione di un ideale che ha
ancora tanto da offrire nel rispetto della specifica tradizione storica.
(1) Ordini
Cavallereschi del Regno d’Italia ed onorificenze pontificie, magistrali ed
estere, “Edizioni Impero”, anno 1939 - XVII E.F., p. 94.
(2) Facendo eccezione per la Casa Ducale di Modena che si è estinta nel 1875 con
la morte di Francesco V.