Tutti sappiamo che gli ordini cavallereschi costano...
 

In questi ultimi tempi ritroviamo tra le pagine di certa stampa “del cuore (1)” continui e ricorrenti attacchi alla Real Casa d’Italia relativamente alla gestione e all’amministrazione degli ordini sabaudi, ma sebbene ciascuno in democrazia sia perfettamente libero di esprimere le proprie opinioni, allo stesso modo credo sia doveroso valutare anche l’attività, la storia e la tradizione dell’organizzazione che si desidera volutamente criticare. A questo proposito i non informati sulla materia cavalleresca forse ignorano che bisogna delineare una netta distinzione fra quelli che si definiscono ordini di merito (ovvero facenti parte del patrimonio premiale di Stati sovrani come ad esempio l’Ordine al merito della Repubblica Italiana) e che ovviamente non sono gravati da alcun costo di ammissione perchè premiano il merito verso la Nazione che concede l’onorificenza, e quegli ordini invece che noi (forse erroneamente) chiamiamo ancora dinastici, con indubbio carattere privato, i cui scopi - che sono completamente mutati dal loro passato - consistono generalmente nel realizzare opere sociali o fare beneficenza.
Non dobbiamo dimenticare che anche i soli ordini cavallereschi riconosciuti dalla Santa Sede (ovvero l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e il Sovrano Militare Ordine di Malta) richiedono tasse di ammissione e quote annuali, che del resto sono indispensabili al funzionamento e al raggiungimento dei loro fini statutari, rivolti sempre a vari tipi di beneficenza. Ritornando ai cosiddetti ordini dinastici (2), così chiamati perchè facenti parte del patrimonio premiale di ex-dinastie, va detto che salvo rarissimi casi sono quasi sempre le stesse persone a sollecitare l’ammissione. Infatti, ed è un fenomeno che esiste da sempre, sono i medesimi interessati, ad esclusione di pochissimi “motu proprio”, ad insistere per essere ricevuti nell’ordine, fatto che si può giustificare come mosso oltre che da un certo collezionismo anche da una affezione morale per la propria storia, o per quella della propria famiglia, oppure solo perchè tale ammissione rappresenta un modo per concretizzare da vicino un rapporto con i discendenti di un passato che affascina. Ma è prassi che per essere ricevuti in queste organizzazioni, salvo rare eccezioni (3), si debbano pagare, oltre alle quote di ricezione, anche le rispettive quote annuali che servono per il raggiungimento dei fini, come avviene in qualunque associazione. Sono sotto gli occhi di tutti le stupende realizzazioni benefiche effettuate, oltre che dall’Ordine Equestre del Santo Sepolcro e dal Sovrano Militare Ordine di Malta, anche dagli ordini sabaudi e dall’ordine costantiniano di San Giorgio (da parte dei due gran magisteri italiano e spagnolo). Ma se dobbiamo avanzare delle riserve queste vanno rivolte piuttosto agli auto-intitolati ordini che più volte nel corso degli anni sono stati oggetto di precisazioni della Santa Sede e che non hanno nulla a che vedere con i successori di quelle milizie storiche, che sopravvivono ai nostri giorni in forme diverse dal passato. Queste associazioni legate al commercio indiscriminato degli ordini che oltre 50 anni fa apportò grande discredito al nostro Paese (tanto da far sì che fosse promulgata la legge 3 marzo 1951, n. 178, ahimè quasi sempre non applicata!) si richiamano a veri ordini storici, mentre nella realtà sono invece diretti da sedicenti eredi di dinastie da secoli estinte, o che non hanno nulla a che fare con l’autorità cui vogliono richiamarsi, e chiedono soldi per far fruttare un commercio di onorificenze che non reca onore né a chi vende né a chi riceve le patacche in questione: un fenomeno, questo, che purtroppo vediamo ai giorni nostri espandersi in continua progressione geometrica. Proprio sulla base di queste considerazioni ho trovato molto strano che i media, veicoli di opinioni o di scandali a livello nazionale, abbiano voluto tanto dedicarsi per fare notizia a un filone di nicchia che raccoglie solo poche migliaia di appassionati e si riaggancia al romantico mondo dei cavalieri medievali: una gloria delle cronache che peraltro lascia il tempo che trova.
Allo stesso modo mi ha lasciato alquanto perplesso vedere dare spazio in molti articoli apparsi sulle citate riviste alla decisione delle sorelle del Capo della Casa Reale d’Italia di dissociarsi dalle iniziative del fratello restituendo le decorazioni dell’Ordine dei SS.Maurizio e Lazzaro: è giusto che chiunque abbia il diritto di restituire un dono ricevuto quando non ci crede più, ma in questo caso si è dimenticato che nell’ambito di un ordine dinastico la suprema autorità pro-tempore riveste un potere decisionale assoluto nei confronti del suo patrimonio premiale, e all’interno delle monarchie non si deve né si può mai discutere la validità o meno del sovrano, perchè se un presidente dopo un certo numero di anni può essere sostituito, un sovrano invece bisogna accettarlo proprio così come Dio l’ha mandato!

(1) Chi, i protagonisti al naturale e Novella Duemila.
(2) Oppure Ordini non nazionali ai fini dell’autorizzazione all’uso in base alle legge 3 marzo 1951, n. 178.
(3) Ad esempio gli ordini della Casa Granducale di Toscana e della Casa Ducale di Parma.

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