Le concessioni cavalleresche "in bianco"

 

Quando si parla di truffa in ambito cavalleresco si pensa alle concessioni di ordini falsi o di diplomi falsi relativi ad ordini veri, ma non è questo l’unico caso perché esiste in merito un altro cattivo esempio comportamentale indicativo di una scorrettezza acritica e di una mancanza di serietà che giungono oggettivamente a rasentare la truffa: la vendita di diplomi "in bianco".

Chi si occupa di questa materia sa bene che esiste un florido mercato di diplomi di ordini cavallereschi e onorificenze falsificati e venduti (secondo un tariffario legato alle pretese del venditore) a coloro che vogliono in qualche modo "migliorare" il proprio curriculum vitae se non addirittura inventare un autorevole passato alla loro famiglia.

È dunque necessario fare un distinguo. Esistono: 1) diplomi completamente falsificati; 2) diplomi autentici ma concessi in bianco senza il nome dell’insignito (e spesso con date retroattive).

Riferendosi al primo caso uno degli esempi più conosciuti era il mercato che venne fatto dell’Ordine della Corona d’Italia a partire dagli anni ‘50, che durò ancora fino alla fine degli anni ‘80 quando alcuni "figuri" offrivano a modica somma una concessione dell’Ordine che sarebbe avvenuta nei giorni precedenti il referendum istituzionale.

In alcuni casi era venduto addirittura il diploma falsificato (e si possono annoverare vari tipi di falsificazione, dai più grossolani a quelli tecnicamente quasi perfetti), in altri casi veniva invece venduta la semplice lettera di nomina (che precedeva il diploma) intestata alla persona che avrebbe ottenuto la concessione, debitamente firmata (dal Ministro della Real Casa o da altra autorità) e con il consueto sigillo, tutto proprio come avveniva per le autentiche lettere inviate per comunicare la concessione di "motu proprio". In questo caso, però, non veniva fornito il diploma, né tanto meno la pubblicazione sulla Gazzetta del Regno d’Italia dell’epoca (a questo proposito mi sono sempre chiesto perché non falsificassero anche la Gazzetta del Regno stampando un elenco artefatto degli insigniti, visto che già esistono edizioni falsificate proprio per "accreditare" il riconoscimento di ordini privati).

Gli acquirenti - ed io ne conosco una decina (non veri esperti di onorificenze) - non sapevano che la concessione si poteva ritenere valida solo se pubblicata sulla Gazzetta e quindi si trovano oggi giustamente in mano un documento privo di qualunque valore giuridico, ben consci ormai della sua inutilità, benché avessero un tempo creduto di ottenere, con la semplice lettera che notificava la concessione, il pieno diritto all’onorificenza per sé, per il genitore e in alcuni casi anche per il nonno!

A proposito dell’Ordine della Corona d’Italia concesso dall’esilio da S.M. Umberto II, si conoscono sicure falsificazioni di concessioni, anche se purtroppo la mancata pubblicazione degli elenchi non aiuta certo a smascherare questi millantatori. Ma il nostro Paese non è l’unico esempio di vendita di questo tipo di "concessioni", ad esempio nel Regno di Spagna sino a poco tempo fa veniva proposto l’acquisto di un Ordine di merito dello Stato, non più conferito da tempo, ma del quale esistevano autentici diplomi in bianco, che potevano essere compilati all’occasione col nome del supposto "insignito". E non solo: ci sono privati di Paesi africani che vendono qui in Europa diplomi in bianco di onorificenze dei loro Paesi, ben sapendo che è piuttosto difficile riuscire a determinare se la concessione sia vera o falsa.

L’ultimo scandalo di questi tempi è la supposta vendita di ordini della Santa Sede ad americani, che sarebbero solo brutte falsificazioni fatte da privati, ovviamente prive della necessaria pubblicazione sull’Acta Apostolicae Sedis.

Altro discorso è quello riferibile agli "ordini dinastici": sappiamo bene che ci sono Gran Maestri o Capi di Ordini che nutrono cieca fiducia nei loro cancellieri o segretari, firmando in bianco i diplomi che verranno poi compilati dai calligrafi e consegnati agli insigniti. E su questo comportamento non c’è nulla da eccepire se poi la cancelleria pubblica i nomi degli insigniti nei propri ruoli o vi dà pubblicità durante l’investitura o la consegna dei diplomi. Ma anche qui esistono esempi truffaldini, come il noto riciclaggio di diplomi in bianco rimasti nell’archivio di un autentico ordine dinastico già firmati dal Gran Maestro (che non effettuava più concessioni da anni), emessi con date retroattive ed offerti come ricompensa per benemerenze verso l’Ordine: cosa accaduta in Italia negli anni ‘80. Altro caso molto interessante è la vendita di diplomi in bianco da parte del segretario di un defunto Gran Maestro di un ordine dinastico (sebbene valido non riscontrabile ancora sul Registro Internazionale degli Ordini Cavallereschi) che reca addirittura la firma del Gran Maestro autenticata da un notaio. Purtroppo gli acquirenti di questi "onori" dimenticano che se manca la volontà del Gran Maestro di concedere quel grado a quella data persona la concessione è priva di qualunque valore morale. Ma certo chi ricorre a questi espedienti non conosce per nulla il giusto valore del codice cavalleresco ed accecato dalla vanità sottovaluta anche l’intelligenza e la capacità di giudizio degli altri.

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