Chi ha seguito quanto è accaduto all’interno del SMOM a seguito della morte di
Frà Andrew Bertie, si è reso conto di quale evoluzione abbia subito il più antico Ordine Cavalleresco nel mondo in soli venti anni, e quante trasformazioni si siano attuate per andare veramente al passo con i “mutati” tempi.
Il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, conosciuto come Sovrano Militare Ordine di Malta, ha una duplice natura: è uno dei più antichi Ordini religiosi cattolici, essendo stato fondato a Gerusalemme intorno al 1048, ma allo stesso tempo è sempre stato riconosciuto dalle Nazioni come ente primario di diritto internazionale. La novità che s’è vista in questa elezione del Principe Gran Maestro è la comunicazione dell’accettazione del nuovo eletto al Santo Padre, come avviene negli ordini religiosi. Con ben 12.500 membri, la missione originaria dell’assistenza ospedaliera ritorna ad essere l’impegno principale dell’Ordine, già intensificatosi nel corso dell’ultimo secolo, grazie al contributo delle attività dei Gran Priorati e delle Associazioni Nazionali presenti in numerosi paesi del mondo. Le attività ospedaliere e di assistenza vennero svolte su larga scala durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale sotto il Gran Maestro Frà Ludovico Chigi Albani della Rovere (1931-1951), e poi sotto i Gran Maestri Frà Angelo de Mojana di Cologna (1962-1988) e Frà Andrew Bertie (19882008) i progetti si amplificarono ulteriormente fino a raggiungere le regioni più remote del pianeta, e in questi ultimi anni - i più significativi - hanno avuto come scenario Kosovo e Macedonia, Mozambico, Salvador, India, Angola, Zimbabwe, Perù,Afghanistan, Iraq, New Orleans, Pakistan e Messico. È stata l’azione diplomatica del defunto Gran Maestro a far sì che l’Ordine, secondo il diritto internazionale pubblico, arrivasse ad intrattenere rapporti diplomatici bilaterali con 100 paesi; e divenisse Osservatore permanente presso le Nazioni Unite e la Commissione
dell’Unione Europea e presso altre 16 Organizzazioni Internazionali come la FAO e l’UNESCO. Oggi basta leggere i ruoli del tempo di Frà Angelo de Mojana per toccare con mano quanto siano cambiati con la ricezione di persone che per tradizione familiare non avrebbero neppure pensato di potervi aspirare. Non abbiamo dimenticato che per antica consuetudine molti dei cavalieri dell’Ordine provenivano una volta dalle famiglie cavalleresche e nobiliari del mondo cristiano; e sebbene ancora oggi l’Ordine sia un Ordine Cavalleresco, avendo mantenuto i valori della cavalleria e della nobiltà, dobbiamo renderci conto che la maggioranza dei suoi membri non proviene più da ceti nobili, ma viene ricevuta per meriti manifesti acquisiti nei confronti della Chiesa e dell’Ordine. Del resto come ho detto più volte - in una società che non riconosce con privilegi la nobiltà, in poche generazioni i discendenti di quei ceti dominanti dimenticheranno di appartenervi, e poiché una classe senza nuove immissioni è destinata all’estinzione, non c’è più ragione di mantenere delle “prove” che potrebbero avere un senso storico, solo se non fossero usate per dimostrare una nobiltà non più giuridicamente riconoscibile nella quasi totalità delle Nazioni del mondo. L’Ordine è religioso, e splendidamente Frà Matthew Festing ha già fatto intendere che, oltre a continuare la strada tracciata dal suo predecessore, vorrà incentivare la presenza di religiosi nell’Ordine, cosa doverosa in quanto l’esiguo numero dei professi dimostra che i media recepiscono - e lo provano le cronache - che l’aspetto laico è quello più visibile nel mondo. Mi piace immaginare la commozione dei membri del Consiglio Compito di Stato al momento del giuramento davanti al Cardinalis Patronus, quando si sono udite le parole “IO FRÀ MATTHEW FESTING SOLENNEMENTE PROMETTO E GIURO PER QUESTO SACRATISSIMO LEGNO DELLA CROCE E PER I SANTI EVANGELI DI DIO, DI OSSERVARE LA CARTA COSTITUZIONALE, IL CODICE, LE REGOLE E LE LODEVOLI CONSUETUDINI DELL’ORDINE NOSTRO, E DI REGGERE COSCIENZIOSAMENTE L’ATTIVITÀ DELL’ORDINE. COSÌ MI AIUTI IDDIO E SE INADEMPIENTE SARÀ IN PERICOLO L’ANIMA MIA”, ma anche una rinnovata carica a lavorare nella direzione sintetizzata dal binomio “Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum”, ovvero la difesa della fede e il servizio ai poveri e ai sofferenti, che si concretizzano da sempre attraverso il lavoro volontario nelle strutture assistenziali, sanitarie e sociali del mondo.